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A quasi 51 anni dall’alluvione del 1966, arriva il nuovo segretario generale dell’Autorità di bacino, cresciuto d’importanza: non più solo dell’Arno, ma distrettuale. Ossia di tutti i fiumi dell’Appennino Settentrionale. E’ l’ingegner Massimo Lucchesi. Viene ha 54 anni e viene da Viareggio. Aumentando i poteri del segretario crescerà anche l’efficienza dell’Autorità? Ho conosciuto personalmente, avendo la possibilità di valutare bene il loro lavoro, tutti i direttori generali dell’Autorità dell’Arno. Nel 1989 arrivò Raffaello Nardi, l’unico – in dieci anni di lavoro – a definire il piano di bacino con tutti gli interventi necessari capaci di mettere al sicuro Firenze e due terzi della Toscana. Peccato che quel bellissimo e utilissimo lavoro, ancora oggi bussola per le opere sull’Arno, sia rimasto a dormire nei cassetti o nei file dei computer. E che, di conseguenza, la situazione sia ancora quella di pericolo grave, come nel 1966. O addirittura del 1170, quasi 900 anni fa, data della prima alluvione storicamente provata. Dopo Nardi sono venuti Giovanni Menduni e Gaia Checcucci. Anche loro bravi e preparati. Però bloccati dalla burocrazia e dalle giravolte della politica. Come nel 2006, quando un ministro dei Verdi (incredibile ma vero) tolse tutte le risorse destinate all’Arno per spostarle altrove.

LUCCHESI – Faccio gli auguri all’ingegner Massimo Lucchesi, viareggino, classe 1963, laureato presso l’Università di Pisa e nominato a metà luglio dal Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro Galletti. Si accolla un compito ingrato: realizzare quanto serve per dare sicurezza al bacino dell’Arno in un periodo in cui inondazioni e frane, ossia il dissesto idrogeologico, è considerato un grande problema nazionale. Nel nostro caso addirittura più grave: un’eventuale nuova alluvione dell’Arno è considerata al secondo posto nella classifica dei grandi rischi, stilata dalla protezione civile, dopo un’eventuale eruzione del Vesuvio. L’ingegner Lucchesi si renderà conto di una cosa: le promesse e i progetti fatti un anno fa, in occasione del cinquantesimo anniversario della grande alluvione, dall’allora premier Renzi, dal governatore Rossi e dai vari sindaci, sono tutti lì. Praticamente bloccati. Tocca a lui rilanciarli.

CONSORZI – Riprendo alcune frasi del comunicato ufficiale. Dove si dice che la nomina era attesa da tempo. E che al nuovo Segretario generale è affidata la pianificazione di bacino e il compito di affrontare i problemi di dissesto idrogeologico, oltre che fenomeni di siccità relativi a un territorio che si estende dalla Toscana alla Liguria e che comprende bacini idrografici di rilievo nazionale come l’Arno, il bacino del Serchio e quello interregionale del Magra oltre ai bacini regionali toscani e liguri, con una superficie di circa 24’500 Km quadrati e caratterizzato da gravi criticità che oggi vengono accentuate dal cambiamento climatico in atto. Qui però mi soffermo su un punto: l’ingegner Lucchesi è stato dirigente del Consorzio di bonifica Toscana Nord e ancor prima Direttore Generale del Consorzio di bonifica del Bientina. Viene definito come un tecnico abituato ad operare sul campo confrontandosi da tempo con problematiche non solo ambientali ma anche urbanistiche. In questi anni si è occupato da vicino dei problemi idrogeologici di una parte del territorio distrettuale.

RISCHIO – Bene. Indipendentemente da lui, osservo che i consorzi di bonifica, in Toscana, non godono di buona fama. In passato ci sono state polemiche su come impiegavano i fondi e sulle elezioni degli organismi dirigenti. Tanti erano gli elettori, ma pochi andavano a votare. Riguardo all’efficienza, solo negli ultimi anni si è visto qualcosa. Auguro all’ingegner Lucchesi di poter lavorare svincolato da condizionamenti. Affidando le opere a chi le sa fare, secondo leggi e regolamenti. Ma soprattutto le faccia. Prometto che seguirò il suo lavoro: vissi l’alluvione del 1966 (avevo 16 anni…), ho scritto 2 libri e circa ventimila articoli sull’Arno. Soprattutto so che il fiume è come i fiorentini: pazzerellone. Ma quando si gonfia – e lo sa fare in maniera rapida e violenta – diventa devastante. E incredibilmente distruttivo.

Sandro Bennucci

Fonte: www.tweetimprese.com

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