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Il bus di Prodi, il treno di Renzi e, ora, la scarpinata di Simona Bonafè, eurodeputata e segretaria regionale: che vorrebbe proporre la propria candidatura alla presidenza della Toscana con un giro in tredici tappe. O meglio: un pellegrinaggio per andare a sentire quanti sono coloro che potrebbero votarla. Il viaggio, cominciato lunedì da Grosseto, non è stato deciso praticamente da nessuno. Se non da lei medesima. Perchè nel Pd zingarettiano (ma ancora renziano e un po’ di Dario Nardella, forte della larga vittoria a Firenze) nessuno sembra averre la capacità d’imporre nulla. Partito spaccato, se non addirittura frantumato. Che corre seriamente il rischio di perdere la Regione che guida da mezzo secolo, sia pure nomi diversi: Pci, Pds, Ds, e, appunto, Pd. Perchè senza la scelta di un nome sicuro, condiviso e radicato nel territorio, il centrodestra a trazione leghista può tentare il colpaccio. Anche se non conosce benissimo l’italiano e deve chiedere scusa a Dante Alighieri per aver diviso in maniera sgrammaticata la frase «Prima i toscani» scritta su alcune magliette. Così: Pri-ma-i-to-s-ca-ni. Con la s penzoloni. Ma Salvini tira e il Pd ha perso simpatie, comprese quelle di chi votava Pci, per le politiche a dir poco ondivaghe su lavoro, economia e migranti. Quindi con scarsa attrazione nazionale è indispensabile un appeal toscano.

RENZIANI – Poco più di un mese fa (era il 6 giugno) Firenze Post scrisse che il Pd stava cercando un candidato presidente della Regione Toscana con il modello usato per i sindaci: ossia puntando su un nome capace ottenere forte consenso popolare. Come Dario Nardella a Firenze e Matteo Biffoni a Prato. Non sono più i tempi del centralismo democratico del vecchio Pci, dove la nomina del partito equivaleva alla conquista della poltrona. Chi risultava, un mese fa, in testa nella corsa per la candidatura? Eugenio Giani. Che poteva, e può contare, sull’appoggio di tanti esponenti del partito sparsi in tutta la Toscana, oltre che di Matteo Renzi (qui conta ancora), del capogruppo Pd al Senato, Andrea Marcucci, e, più o meno, anche dello stesso Nardella.

PRIMARIE – Ma soprattutto – e si tratta di un’opinione largamente diffusa – Giani non avebbe rivali se si decidesse, come sarebbe giusto, di ricorrere alla primarie. Non manca chi (Nardella compreso) non vorrebbe arrivare alla conta per evitare divisioni e lacerazioni. Ma è più rischioso, per il partito, puntare su un candidato che non ha il sostegno necessario per vincere. Allora chi sceglie? E in base a che cosa? In teoria toccherebbe a Zingaretti, che avrebbe perfino un candidato toscano: Federico Gelli, ex renziano e ancora gentiloniano. Ma nemmeno Gelli sembra in grado, in caso di primarie, di sfidare Giani. Poi sono spuntati (e si dice tramontati) altri nomi: Emiliano Fossi, sindaco di Campi Bisenzio, e Vincenzo Ceccarelli, assessore regionale ai trasporti, che piacerebbe al governatore uscente, Enrico Rossi. Ma tutti, in questo momento, avrebbero poche chance di farcela contro Giani

BONAFE’ – E la Bonafè (da poco rieletta eurodeputata, con robusta prebenda per cinque anni a Strasburgo) pensa di avere la candidatura in mano visitando la Toscana? In proposito gira una storiella, quantomeno verosimile: ovunque abbia bussato (Case del popolo, circoli, sedi istituzionali) si sarebbe sentita rispondere: «Brava, ma di qui è già passato Eugenio Giani». Che da quando è diventato presidente del Consiglio regionale è stato, almeno una volta, in tutti i 273 comuni della Toscana.

Sandro Bennucci

Fonte: www.tweetimprese.com

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