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Il capo dello Stato Sergio Mattarella è al cimitero monumentale di Bergamo per partecipare alla commemorazione dei seimila morti per coronavirus a a Bergamo e provincia. È stato accolto dal presidente della Regione Attilio Fontana, dal sindaco Giorgio Gori e dal prefetto Enrico Ricci.

Il capo dello Stato ha deposto una corona sulla lapide in onore delle vittime, sulla quale è incisa una preghiera in poesia di Ernesto Olivero, fondatore del Sermig. L’orchestra ha eseguito l’inno di Mameli con tutti i musicisti posizionati a un metro di distanza l’uno dall’altro e con la mascherina. La commemorazione è proseguita con la Messa da Requiem di Gaetano Donizetti. Ad assistere al concerto 243 sindaci di tutto il Bergamasco, i rappresentanti degli operatori sanitari e alcuni famigliari delle vittime, un pubblico ristretto per via delle misure di sicurezza.

Il messaggio del Capo dello Stato «Qui a Bergamo, questa sera, c’è l’Italia che ha sofferto, che è stata ferita, che ha pianto. E che, volendo riprendere appieno i ritmi della vita, sa di non poter dimenticare quanto è avvenuto. La mia partecipazione vuole testimoniare la vicinanza della Repubblica ai cittadini di questa terra così duramente colpita. Bergamo, oggi, rappresenta l’intera Italia, il cuore della Repubblica, che si inchina davanti alle migliaia di donne e uomini uccisi da una malattia, ancora in larga parte sconosciuta e che continua a minacciare il mondo, dopo averlo costretto, improvvisamente, a fermarsi o, comunque, a rallentare le sue attività. Oggi ci ritroviamo qui per ricordare. Per fare memoria dei tanti che non ci sono più. Del lutto che ha toccato tante famiglie, lasciando nelle nostre comunità un vuoto che niente potrà colmare. Il destino di tante persone e delle loro famiglie è cambiato all’improvviso. Vite e affetti strappati, spesso senza un ultimo abbraccio, senza l’ultimo saluto, senza poter stringere la mano di un familiare. Tutti conserviamo nel pensiero immagini che sarà impossibile dimenticare. Cronache di un dolore che hanno toccato la coscienza e la sensibilità di tutto il Paese, ma che, per chi le ha vissute personalmente, rappresentano – ha concluso Mattarella –
cicatrici indelebili. Rammentiamoci delle energie morali emerse quando, chiusi nelle nostre case, stretti tra angoscia e speranza, abbiamo cominciato a chiederci come sarebbe stato il nostro futuro. Il futuro della nostra Italia. La memoria ci carica di responsabilità. Senza coltivarla rischieremmo di restare prigionieri di inerzie, di pigrizie, di vecchi vizi da superare» ha concluso.

Fonte: www.tweetimprese.com

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