Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterPrint this pageEmail this to someone

«Una riforma per scardinare le degenerazioni del correntismo, essenziale anche in assenza degli scandali dell’ultimo anno». Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede,nel corso della conferenza stampa indetta a margine del Consiglio dei ministri che ha varato il Dl Agosto, illustra i contenuti ma anche i principi che hanno ispirato la riforma del Csm licenziata dal governo. Una riforma percio’ nata per mettere un argine airapporti troppo stretti tra politica e giustizia, o a dirlo con lo stesso Guardasigilli per accentuare il confine tra politica e magistratura. Nuove regole per le nomine, e soprattutto stop “alle porte girevoli per le toghe in politica”. Sulle scelte dell’esecutivo pesa il caso Palamara: “Alla luce di quegliscandali – ragiona il ministro –
questa riforma e’ un passo importante per ricostruire la credibilita’ della giustizia”. E perfarlo il governo fissa paletti che regoleranno le carriere nei partiti di chi indossa la toga.

Chi aspira a ricoprire ruoli nei palazzi del potere dovra’pensarci piu’ di una volta, lo scotto da pagare sara’ (primo fra tutti) non potere piu’ tornare ad indossare la toga di giudice in un’aula di giustizia. “Si scrive nero su bianco una norma -avverte perentorio il ministro – il magistrato che entra in politica, una volta eletto ha perso il requisito di terzieta’, perquesto il magistrato che viene eletto non potra’ piu’ tornare alla magistratura”. Regole rigide che varranno anche per chi intende semplicemente tentare la via delle elezioni. “Un magistrato –
chiarisce – non puo’ candidarsi nel territorio in cui ha esercitato negli ultimi 2anni”. E il Csm non potra’ essere considerato uno sbocco nella carriera di un politico. “Non e’ possibile tra i membri laici -annuncia Bonafede – eleggere persone che ricoprono o hanno ricoperto ruoli politici in governi nazionali e regionali”.

La riforma del Csm non riguarda soltanto i legami tra i due poteri, la rivoluzione riguarda anche altri aspetti. Inprimis nella sua costituzione. Il numero dei togati aumenta,passando a 20, mentre i membri laici saranno dieci. “Per spartitorie – rende noto il Guardasigilli – quando si formano le commissioni prevediamo il sorteggio”. Stop “alle nomine a pacchetto, per evitare piu’ nomine contemporanee” mentre la riforma varata dall’esecutivo prevede la costituzione di 19 collegi territoriali, con un sistema maggioritario uninominale a doppio turno col secondo turno a distanza di due giorni. Verra’anche posto per legge un tetto sugli emolumenti. “Per ogni collegio territoriale anticipa intanto il ministro -stabiliamo un minimo di candidature e garantiamo la parita’ di genere”.

Per Bonafede si tratta di una “riforma ambiziosa”, il cui obiettivo e’ quello di “ricostruire la credibilita’ della giustizia” minata dai recenti scandali, partorita – sottolinea orgogliosamente – da un accordo raggiunto tra i partiti che sostengono il governo: “C’e’ stata –
riconosce dinanzi ai giornalisti – una interlocuzione con le forze di opposizione, ma le forze di maggioranza hanno trovato una sintesi per una riforma della giustizia cosi’ importante e ambiziosa”.

Fonte: www.tweetimprese.com

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterPrint this pageEmail this to someone