Progetto Newtown

L’idea di fondo del Progetto Newtown è stata quella di passare da una visione settoriale, che riguarda gli operatori commerciali, ad una visione d’insieme della città (o di parte di essa, il centro in questo caso) che si faccia carico della qualificazione e promozione di un’area urbana più ampia di cui le attività commerciali, in sede fissa e su area pubblica, costituiscono l’ossatura economica e sociale. Il progetto ha immaginato un’evoluzione della forma associativa tra operatori commerciali oggi esistente verso una forma organizzativa più forte, strutturata e responsabile in grado di estendere la propria azione entro una visione più comprensiva dei vari problemi della città.

L’integrazione tra soggetti è la chiave di volta perché la governance del Centro Urbano sia non solo efficace ma possibile. Il ruolo della parte pubblica è in questo senso determinante. Quale che sia la veste del soggetto chiamato a gestire le politiche e le iniziative di riqualificazione e sviluppo del Centro Urbano, è indispensabile la presenza e il ruolo attivo del Comune al suo interno. Nel soggetto infatti non dovranno essere presenti solo le imprese commerciali o di servizio, bensì tutte le componenti attive della vita cittadina, siano esse sociali, culturali, economiche . La composizione dei “punti di vista” non può che essere affidata a un soggetto capace per sua stessa natura di rappresentare tutti quanti.

Avere una idea di città, un disegno del Centro Urbano come vorremmo che fosse, richiede di affrontare con forza il tema delle proprietà immobiliari. Non c’è dubbio che ragionare in termini di sviluppo socio economico in un ambito urbano significa porsi il tema dell’offerta di funzioni e di servizi, sia pubblici che privati, che questo offre o meglio, dovrebbe offrire. La qualità dell’offerta complessiva quindi è un tema strategico e non lo si affronta compiutamente se, appunto, non si coinvolgono le proprietà immobiliari sia sotto l’aspetto di contribuzione finanziaria al miglior funzionamento del CCN che sotto l’aspetto della programmazione economica, ipotizzando una fattiva collaborazione nella commercializzazione dei fondi commerciali sfitti. Si tratta di avviare un vero e proprio pilotage per giungere a implementare e a correggere, se del caso, funzioni e insediamenti coerenti col disegno di città che si ritiene ottimale.

Il nodo centrale delle risorse ha rappresentato il principale fattore di crisi dei CCN, condizionandone in negativo la possibilità di assumere una conduzione improntata a criteri manageriali e non semplicemente volontaristici com’è stato finora. Anche qui occorre girare pagina e dare vita a un assetto che consenta stabilità e auto sostenibilità finanziaria al soggetto chiamato a operare per lo sviluppo urbano. Pensiamo, in particolare, alle possibilità di finanziamento derivanti dalla gestione o all’utilizzo di beni e/o servizi pubblici, all’utilizzo di nuove tecnologie per la costruzione di strumenti di comunicazione e promozione, a nuove opportunità commerciali all’interno dei contesti urbani. Ci sono poi grandi opportunità che derivano dalle nuove tecnologie e le nuove aggregazioni di impresa potranno e dovranno sfruttarne a fondo le potenzialità; si può vendere, fare promozione, condividere informazioni e progetti direttamente in rete, si possono costruire strategie e strumenti per le imprese e per i “city users”, si possono costruire piazze virtuali e farle interagire con le vere piazze delle nostre città.

La stessa proprietà immobiliare, la quale beneficerebbe concretamente degli effetti derivanti dai processi di riqualificazione urbana posti in essere, potrebbe essere chiamata a dare il suo contributo in questa direzione, anche partecipando essa stessa al soggetto gestore del CCN. Per incentivare la partecipazione di tutte le imprese, quale che sia la loro tipologia, che stanno dentro l’ambito territoriale di riferimento, si potrebbero, ad esempio, prevedere scontistiche sulle imposte locali (Cosap, imposta sulla pubblicità, diritti Suap) alle imprese che aderiscono.

Più in generale però, si pone il tema delle risorse pubbliche destinate a sostenere interventi infrastrutturali mirati alla riqualificazione dei Centri Urbani. Qui e non solo, entra in gioco la Regione Toscana. Già nelle linee del POR 2014/2020, specificamente sull’asse 6, il cosiddetto Asse Urbano, si trovano riferimenti importanti a quanto detto finora. Si tratta adesso di costruire una sinergia tra pubblico e privato, tra soggetti economici, sociali e culturali, da un lato, e la parte pubblica, dall’altro, per giungere a concretizzare progetti integrati di riqualificazione urbana. Quanto detto per il POR vale naturalmente anche per le risorse che saranno destinate dallo Stato alla Città Metropolitana.

Il ruolo della Regione, come sopra detto, non si deve limitare a questo ma anche sul piano di una nuova cornice normativa che, nella situazione attuale, svolga la stessa funzione di supporto e indirizzo come fu, circa venti anni fa, quando si crearono le condizioni per la definizione dei Centri Commerciali Naturali. Si apre infine un capitolo che riguarda più strettamente le imprese. Le esperienze fin qui svolte, dei Centri Commerciali Naturali, ci parlano di una realtà multiforme, differenziata, estremamente capillare ma al tempo stesso disarticolata. Riteniamo che a questo si debba rispondere assumendo come traguardo quello di aggregazioni capaci di  stare assieme e trovare in questo economie di scala e opportunità  di crescita in senso manageriale. Su questo siamo intenzionati a discutere con i soggetti interessati. Guardiamo con interesse allo strumento delle reti d’impresa, che ci pare possa rispondere almeno a due esigenze: elasticità e snellezza dello strumento, per un verso, capacità di operare su ambiti vasti con possibilità crescenti di accesso alle risorse.

Il tema delle risorse è indubbiamente centrale anche in direzione di una strutturazione manageriale delle attività del soggetto gestore del CCN. Innalzare la qualità delle azioni di promozione, marketing territoriale, animazione e gestione di servizi, richiede di dotarsi di specifiche figure professionali con competenze adeguate allo scopo. La stabilizzazione finanziaria, da un lato, e la possibilità di agire, tramite la rete d’imprese, su territori omogenei più vasti delle singole realtà urbane, può consentire di giungere a compiere questo decisivo salto di qualità. Tutto questo però, come già detto, dovrà scaturire dal confronto e dal conseguente e auspicato convincimento delle imprese aggregate.

Si apre quindi una stagione che può segnare un decisivo cambio di passo nella filosofia della riqualificazione urbana: farla divenire un fattore di sviluppo economico e sociale. In questa direzione riteniamo si debba andare e queste idee che qui presentiamo sono il contributo che riteniamo doveroso portare al confronto istituzionale e culturale, impegnandoci a corredare quanto espresso con studi e collaborazioni scientifiche che diano nerbo e sostanza a questa opzione strategica.